“Grigia è ogni teoria, mentre verde è l’albero della vita”

Sì, la vita, quella che la nostra amministrazione ha strappato a numerosi alberi della nostra città, a partire dalle famose palme di via Sparano, simbolo di una baresità perduta in favore del grigio, quel tanto e triste grigio della nuova via dello shopping barese.

Oggi però ci si domanda se sia più moderna, più europea?

Sarà anche vero, ma è tristemente grigia; grigia come la “teoria del canocchiale” che l’ha caratterizzata; grigia come le opere di ingegneria baresi volte a strappare alberi in favore di cemento.

Goethe, poeta, filosofo, drammaturgo e romanziere tedesco del XVIII-XIX secolo, considera la natura un tutto organico, di cui l’uomo è soltanto manifestazione. L’errore dell’uomo sta nel non riconoscere di essere parte del tutto, di questa totalità che è la natura e di pretendere di esistere come individualità.

E allora ecco che è esattamente quella arrogante individualità (dialetticamente criticata e contestata dallo stesso Goethe) che caratterizza le opere dell’amministrazione comunale, volte – quasi – ad una battaglia contro il verde.

Di casi concreti che ben illustrano e concretizzano questo pensiero ce ne sono molteplici: le famose palme di via Sparano, spostate con la promessa di una nuova vita, ma tutte inesorabilmente morte; gli alberi di via Caldarola; quelli di via Gentile; quelli di via Amendola e, per ultimi, anche se solo per il momento, quelli di viale Orazio Flacco.

Questi ultimi abbattuti perché secchi e pericolanti e pertanto la questione si sofferma proprio su quest’ultima domanda: perché erano in quella condizione? Perché secchi e pericolanti?

Non c’è cura? C’è scarsa conoscenza della materia? C’è scarso interesse a promuovere la tutela del verde urbano? Vi sono pochi finanziamenti?

Amare e tutelare la natura significa non soltanto inaugurare sedicenti “parchi cittadini” ricchi di cemento, con poco verde e non mantenuti come se fossero tante spunte da segnare su una tabella; significa, anche e soprattutto, avviare vere e proprie politiche del verde e curare tutti quegli alberi che la città ha in dotazione da decenni, evitando di lasciarli morire.

Il limite di una politica del verde in generale risiede nell’assenza di una vera e propria cultura specifica del verde, non solo nei cittadini ma, cosa ancor più grave, nelle amministrazioni pubbliche. Allora ecco che diviene auspicabile adottare una diversa cultura urbanistica che tenga conto di nuovi spazi verdi, magari attraverso il recupero di aree in disuso e/o abbandonate, di nuovi viali alberati, di percorsi verdi protetti dal traffico veicolare, con l’estensione, contemporaneamente, anche del verde pensile, fin dalla fase progettuale, così da  contribuire a migliorare le politiche sia del verde che del risparmio energetico.

È necessario sottolineare l’importanza del verde anche dal punto di vista bioclimatico: l’evapotraspirazione prodotta dalle piante può contribuire ad una sensibile mitigazione della temperatura estiva nelle aree urbane e questo per una città come Bari, il cui clima negli anni è notevolmente divenuto sempre più caldo, rappresenta un’occasione da non poter perdere e di primaria importanza!

Goethe sosteneva che “la natura non conosce passato e futuro perché il presente è la sua eternità”.
A Bari però, ad oggi, questa eternità purtroppo non esiste e la colpa non può che essere di un’amministrazione cittadina che a chiome alberate, fiori e verde, preferisce metricubi di cemento e asfalto, in barba a tutte le nuove politiche green.

E allora meglio tristi visioni nordeuropee o i vivaci colori naturali di una città mediterranea come Bari?

Fonte foto: web

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